Le conseguenze dell’apnea notturna non trattata sono molto pesanti ed il sistema cardiocircolatorio che ne risente di più in quanto vi sono aumenti delle pressioni polmonari che vengono trasmessi al lato destro del cuore stesso.
Direttamente correlato allo sforzo che il cuore compie per cercare di riportare il livello di sangue e quindi di ossigeno a livelli normali per compensare la situazione di ipossia celebrale che si viene a verificare durante l’apnea, c’è l’aumento improvviso turbolento ed impetuoso del flusso sanguigno ad ogni ripristino di fine apnea.
Visto che le apnee si ripetono decine o centinaia di volte in una notte, è chiaro che la possibilità che si stacchi un trombo o un embolo dall’interno di una arteria sono molto alte, ecco spiegato il motivo che gli apnoidi hanno il 50% in più di possibilità di avere ictus celebrali o infarti cardiaci.
Chi soffre di apnea notturna può andare incontro a:
• SONNOLENZA DIURNA
• STANCHEZZA CRONICA
• IMPOTENZA SESSUALE
• INCIDENTI STRADALI
• INCIDENTI SUL LAVORO
• DIABETE MELLITO
• CEFALEE IMPORTANTI
• IPERTENSIONE ARTERIOSA
• INFARTO
• ICTUS
La Sindrome delle Apnee Ostruttive (OSAS-Obstructive Sleep Apnea Syndrome) è una sindrome particolarmente frequente nei soggetti diabetici di tipo 2 e obesi, come confermato da diversi studi epidemiologici e clinici. Tale sindrome ha assunto notevole importanza recentemente in quanto è stato dimostrato che esiste una correlazione tra essa e morte improvvisa durante il sonno, o maggiore incidenza di malattie cardiovascolari in particolare infarto del miocardio ed complicanze cerebro-vascolari.
Finora si è creduto che il sonno fosse primariamente importante per il recupero delle funzioni cerebrali. Ci sono evidenze che il sonno modula anche la regolazione metabolica ed endocrina, la funzione immunitaria e le variabili cardiovascolari. E’ stato dimostrato che la deprivazione di 60 h di sonno è associata ad aumentata resistenza insulinica e più recentemente che la restrizione di sonno a 4 h per notte per 6 notti, in giovani individui sani, riduce la tolleranza al glucosio. E’ stato pertanto postulato che la cronica perdita di sonno contribuisca a patologie in cui l’insulino-resistenza è il fattore determinante, come il diabete e l’ipertensione arteriosa. Infatti diversi studi hanno mostrato un‘aumentata prevalenza di apnee notturne e disturbi respiratori nel sonno in pazienti con diabete mellito di tipo 2 ed in un importante studio prospettico effettuato in maschi di 30-69 anni, il russamento abituale era associato ad un‘incrementata incidenza di diabete mellito.
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